F.A.Q.

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Le risposte ad alcune domande frequenti sulla professione di psicologo.
Per altre domande, puoi contattarmi.

 

 

  • Quanto dura un percorso con lo psicologo? E’ vero che può durare molti anni?

La durata dipende principalmente da due fattori: la complessità del problema riportato dal paziente, ed il tipo di approccio lavorativo dello psicologo.
Nel mio approccio (cognitivo-comportamentale) non è previsto che il percorso duri anni; la durata media è di circa 6-12 mesi.

  • Quanto dura una seduta?

La durata è di un’ora.

  • Qual è la cadenza degli incontri?

Inizialmente la cadenza sarà settimanale; si può successivamente decidere, in accordo con il paziente, di diradare la frequenza degli incontri.

  • Andare dallo psicologo è troppo “difficile”.

Confrontarsi con le proprie difficoltà non è sicuramente semplice; ciò detto, è un passo necessario per far sì che queste si risolvano con successo.
Questo concetto è ben riassumibile nell’aforisma: “Cambiare è difficile – Non cambiare è fatale”.

  • Lo psicologo serve solo a chi ha disturbi mentali?

Questo è sicuramente uno dei pregiudizi più diffusi sulla nostra professione.
Chiunque può rivolgersi allo psicologo, e per i più svariati motivi: capire come superare una situazione particolare, come affrontare o gestire un malessere interiore, ottenere una consulenza professionale su una problematica specifica, per acquisire maggiore consapevolezza su di sé e sulle proprie caratteristiche e potenzialità, quando uno stato di disagio e stress interferisce con le attività quotidiane, per affrontare un lutto, una separazione, un problema di coppia.

  • Parlare con lo psicologo è uguale a parlare con un amico o un parente?

Ciò che ci può dire un amico o un parente appartiene a quello che chiamiamo “buon senso comune”, ciò che lo psicologo ci può dire invece è frutto di studio, esperienza e tecnica. Lo psicologo è imparziale e fornisce un punto di vista esterno agli eventi. Egli non ha il dovere di consolare, assecondare o compatire, ma di aiutare a comprendere e risolvere.

  •  Chi va dallo psicologo è un debole?

“Non mi serve aiuto, ce la faccio da solo”; se fosse vero, il problema si sarebbe già risolto.

Chi va dallo psicologo ha preso coscienza delle proprie difficoltà e ha trovato il coraggio di chiedere un aiuto professionale per risolvere con successo.
L’obiettivo del percorso con lo psicologo non è quello di avere una stampella a cui appoggiarsi, ma di apprendere strumenti che servano a rendersi ancora più consapevoli ed indipendenti.

  • “Non serve lo psicologo, basta avere buona volontà”

Chi ha un problema si sente spesso dire che “non si impegna abbastanza”, che “lo fa apposta”, e che se solo volesse e si applicasse potrebbe risolvere la situazione.

Ciò che manca nel paziente non è la volontà, piuttosto un repertorio di strumenti che lo psicologo può fornire, e che serviranno a canalizzare questa volontà per trasformarla in successo.

  • E’ possibile risolvere i problemi “solo” parlandone?

Le parole sono il linguaggio della mente, agendo su di esse ed attraverso esse il cambiamento è possibile.
Spesso si pensa, erroneamente, che la professione dello psicologo consista semplicemente nel “parlare“: lo psicologo è un professionista che ha seguito un preciso percorso di studio per apprendere tecniche e strumenti specifici per accrescere il benessere del paziente ed aiutarlo a superare le difficoltà.

  • “Preferisco prendere un farmaco”

Partiamo col dire che per alcuni pazienti gli psicofarmaci sono estremamente utili, e che la decisione rispetto alla terapia farmacologica è di pertinenza esclusiva del medico.
Premettendo che il farmaco è quindi in grado di fare alcune cose, ci sono altre cose che non può fare: comprendere e risolvere la radice del malessere e cambiare la vita e le abitudini della persona sono risultati che possiamo invece conseguire attraverso un percorso psicologico.

  • “Non riuscirò mai a cambiare, sono fatto così ed è inutile”

Con l’aiuto di un professionista e la giusta motivazione il cambiamento ottenuto stupirebbe anche i più scettici.

  • Cos’è il segreto professionale?

Secondo l’Articolo 11 del Codice Deontologico degli Psicologi, “Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale”.

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